Donne Impresa

22 Marzo 2017

coldiretti donne impresa ravenna

Al MIC di Faenza analizzata la figura dell’azdora nell’impresa agricola: da donna di fatica ad imprenditrice 4.0

Cresce in provincia il protagonismo al femminile in agricoltura: un’azienda su 4 condotta da donne

Hanno scelto il primo giorno di primavera per ritrovarsi e analizzare insieme le prospettive future dell’agricoltura al femminile partendo dall’analisi dell’evoluzione della mitica figura dell’azdora romagnola. Loro sono le imprenditrici di Coldiretti Donne Impresa Ravenna, la sezione che raggruppa le donne iscritte all’Organizzazione attive nelle aziende agricole della provincia, per l’occasione riunite nella splendida cornice del Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza. Dopo i saluti di rito del Direttore Coldiretti Ravenna Walter Luchetta e dell’Assessore alle Politiche agricole e ambiente del Comune manfredo, Antonio Bandini – che non ha mancato di sottolineare il peso sociale ed economico dell’agricoltura sul territorio, “settore che proprio grazie alla straordinaria inventiva delle donne ha contribuito a trainare il Paese fuori dalle sacche della crisi” – ha preso la parola Laura Cenni, responsabile provinciale Donne Impresa. Allevatrice di bovini di razza romagnola sulle colline di Riolo Terme, Laura ha tracciato un quadro dell’agricoltura ravennate ‘al femminile che conta al 31 dicembre 2016 ben 1.208 imprese (il 14,8% di tutte le imprese ‘rosa’  presenti  in provincia e il 16,6% di tutte le imprese agricole del Ravennate). “Se in questa provincia oggi quasi un’impresa agricola su 4 è condotta da donne – ha affermato la Cenni – molto lo si deve proprio alla figura dell’azdora, pilastro della casa, della famiglia e custode delle tradizioni non solo gastronomiche della nostra terra, ma anche a quanto fatto per la crescita del protagonismo delle donne in agricoltura da una realtà come Coldiretti Donne Impresa, della quale nel 2016 abbiamo celebrato il 60° della costituzione, nonché dalle nuove tecnologie che oggi ci consentono di automatizzare processi di gestione aziendale e di vendita dei nostri prodotti”. Al riguardo, la parola è passato poi a Lorella Ansaloni, Responsabile nazionale Donne Impresa che ha sottolineato “l’importanza della legge di Orientamento fortemente voluta da Coldiretti (la numero 228 del 18 maggio 2001) che ha rivoluzionato e allargato i confini dell’imprenditorialità agricola e consentito al mondo femminile di interpretare in chiave innovativa le opportunità offerte dal mondo rurale. Il protagonismo rosa – ha aggiunto – si è concretizzato, ovviamente anche grazie alla forza e alla tenacia di noi donne, in nuove opportunità occupazionali, penso all’agriturismo, a quelle di educazione alimentare ed ambientale con le scuole, le fattorie didattiche, gli orti didattici e, ovviamente, alla presenza nei mercati di vendita diretta di Campagna Amica”. Da donna di fatica, dunque, l’azdora è diventata imprenditrice agricola, sempre più connessa e ‘on line’. E’ il caso, ad esempio, della produttrice vitivinicola Alessandra Ravagli, che ha portato avanti il lavoro della famiglia recuperando a Ragone di Ravenna antichi vitigni ‘dimenticati’ e investendo tempo e denaro sul web per scovare nuove nicchie di mercato. O, ancora, della food blogger Anna Maria Fabbri, ravennate doc e figlia di agricoltori che con il suo progetto ‘To the Roots’ (www.totheroots.it) sta girando tutta l’Italia riscoprendo e mappando quelle radici gastronomiche  che sono parte della nostra cultura e che proprio le azdore hanno contribuito a tramandare e conservare nel tempo. A chiudere il cerchio, tentando di rispondere alla domanda dalla quale ha preso il là il convegno promosso da Coldiretti Donne Impresa Ravenna, ossia se vi siano o meno tracce dell’azdora nell’immagine della donna romagnola di oggi – l’intervento di Giovanni Pieretti, Professore Ordinario di Sociologia presso l’Università di Bologna: “Molte mansioni, come dappertutto, si sono perse – ha esordito – ma il piglio e l’autorevolezza dell’azdora lo si trova nelle tante donne che gestiscono allevamenti, agriturismi, aziende agricole, agrinido, ecc, spesso con quella capacità ed autorevolezza tipiche della mitica Signora di Romagna”. E proprio il “welfare sociale agricolo – secondo il professore – può essere la nuova via di sviluppo del Paese e della nostra agricoltura, perché è qui, nel campo del ‘care’ , della cura, oggi fortemente declinato al femminile, che le donne possono e devono essere ancor più protagoniste”.

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